In guisa di giustificazione



-In affettuoso ricordo di Roberto Guiducci

Quando il Conero era un luogo poco frequentato, si era però in diversi ad amarne la compagnia. Avevo allora - al tempo della mia prima visita - sei o sette anni. Una sera mio padre e il suo vecchio amico Roberto Guiducci mi condussero in vetta, all'antichissimo eremo di Monte Conero, che fu chierica residenza per secoli e poi, sconsacrata la chiesetta romanica che dà alla piazzetta l'insolita opacità del castone, albergo, ristorante, alcova, Belvedere.

Sedevamo su una panchina solitaria, apparentemente assopita a pochi metri dalla porta d'accesso alla 'cittadella'. Insolite, incautamente ingagliardite dalle tenebre, tre suore sortirono da una zona dell'ombra (e verosimilmente da una delle porticine dell'unica ala ancora adibita a convento) per incamminarsi, miopi, verso il Fatale Terzetto.

Guiducci, mio mistico omonimo, propose che io mi facessi incontro al capo-drappello brandendo con una voce forse già più che innocente l'eloquente anatema di Viva il Diavolo !

Per quel mio primo ingaggio professionale - eseguito con il puntiglio del neofita e con tutto il fervore dell'Emulo prossimo venturo - percepii allora l'allora lauto compenso di 500 lire. Si trattava di una bella banconota malinconica, rossiccia, non certo fresca di conio e, dato che il ricordo mi inganna quanto la nostalgia, verdognola. Correva l'anno 1964, o '65, o '66.

Quando rividi l'Eresiarca, molti anni dopo il mio laconico esordio nell'Omiletica, il Diavolo si era fatto padrone di quell'eresia mondana che tutti, allora, chiamavano Socialismo: e Roberto languiva, accanto a una moglie e a un fratello argentei come la luna, gli anni di un esilio certo immeritato sì, ma , forse, profetico. Scoprii allora che anche il Diavolo, Unico nella mia blanda opinione, aveva un Sosia in terra: e che questi si era accaparrato, da ladro qual era, il guadagno da noi destinato al suo Archetipo (compresi, tardi, che così come si danno due tipi di Esilio, intra e extra moenia , similmente abbiamo due Diavoli: intra e extra pecunia ).

Mio padre, che pur sopravvisse a quell'azzardo per una buona trentacinquina d'anni, salutò il mio gesto con un vocioso sorriso di sale: di quelli che solo i giudèi anconetani, un tempo, sapevano issare contro l'insolenza del dogma - e contro ogni tempesta rapitrice di marinai.

' Roberto Morpurgo ' (Sirolo, luglio 2008)

P.S. ma esistono, poi, 'giudèi anconetani'? E firme fra virgolette ? Infine: firmare in nostra ma - data l'omonimia dei nomi e dei cognomi - ancor più loro vece: non è forse disorientare l'Anagrafe, a esclusivo e arbitrario vantaggio dell'Anastasi? Ops - ! Dell'A n a s t a t i c a.

P.S. 2: per quanto riguarda l'inesistenza di Sirolo, il Lettore potrà documentarsi sul suo fantasma alla rubrica Monte Conero .

P.S. 3: ci preme altresì ricordare che l'inesistenza del 'luglio 2008' dovrebbe ormai essere nota a tutti: dovrebbe - ma non si sa mai .
 

Come è El Djablo  

Come, come? Davvero si darebbe un modus sine argumento ? Un motus sine mobile ? Ma allora, è il caso di ricordarlo, allora si diede anche, e grazie al più inaudito degli Errori di Stampa, un Deus sine Natura : uno Shiva sine Sive (lettura Alternativa e come tale Preferibile: Shiva sive Sine ).

Un corpo - e non già uno spirito - disincarnato? Un puro stile e senza l'invadente eleganza di uno stile puro?

Così come si vede passare una bella donna e la si lascia alla ormai condonata lascivia di Georges Brassens: quanto a una donna bella - beh...

(abbiamo già cantato questa brumosa arietta francese...la ricordate in italiano?! ... di tutte le belle passanti/che non siamo riusciti a trattenere).

 

Cosa è El Djablo


El Djablo è un nome, un disegno, un racconto, un atrio di museo, un controgramma, un elenco, un cenno, un invito a conciliare mai però con i Comminatori di Contravvenzioni , una teca, un omaggio a Coimbra, un necrologio ininterrotto.

Scrivemmo che El Djablo è un invito e intendemmo però un invitto. Dovessimo tener fede all'originario lapsus calami , ci spetterebbe di aggiungere che - qualora per assurdo El Djablo fosse un invito - mai potrebbe essere un invito a - ma perché correggere un lapsus che nessuno aveva notato - e perciò una conferma più che ontologica dell' Esse est percipi ! - con uno che tutti avranno interspretato ancora prima di avere inteso?

Ergo:

El Djablo è un invito di cui leggerà lo snobismo, l'alterigia, l'autarchia soltanto chi avrà occhi identici a quel che verrà leggendo:

una busta più bella - e dunque più utile - DELLA 'LETTERA' :

un biglietto più bello - e dunque certo più licenzioso - DELLA 'FESTA' ;

una promessa più bella - e quindi ahinoi più impegnativa - DEL SUO STESSO 'ADEMPIMENTO';  

una citazione più bella - e a fortiori perciò più autorevole - DEL SUO STESSO 'AUTORE';


E.D .

( Il lettore è altresì libero di citare chi crede in giudizio : sebbene a nessuno, sinora, sia mai stato concesso l'insolito privilegio di citare chicchessia in pregiudizio ).



P.s.: quasi - quasi ma non per caso - quasi dimenticavamo. El Djablo è anche - come ogni libro che si rispetti - un libro inedito.


Chi è El Djablo
 

Dal talamo al calamo senza nessuno che ti tenesse, ti tenga nè ti terrà la mano. Preferire il raptus alla stupidità, ecco una colpa sui et mei generis . Raptus o Puntualità del Lampo - e tu stupidità invece! Coeva ad Adamo! Co-Eva Ad- amo , as , amavi , amatum, amare .


E tu, cuoco: tu quoque !, con la schiumarola in mano e il grembiulino macchiato di verde, ma di quale verde poi! Foglioline-liane, longanimi promesse, lacrime... - ... tremuli cenni d'Annunzio che l'Avvento poi subito smentisce, infime arborescenze di quel Salice che tutti dicono piangente, e che alle nostre sole spalle ridacchiò di gusto, quel giorno di maggio ancor fresco e ventoso, quando coricammo la bella...(il seguito è noto, e non vale alcuna macchia, né tipo, né topo, grafica).


 

Il Logo è il Logos


Questo logo è il mio logos: 'l'unico mio discorso' -



- disegnandolo, anni e anni fa, dopo decenni di sguardi in tralice fra le mie dita e le matite, su di un esiguo lembo di cartoncino nero, fui sorpreso dal fatto che il mio corpo - la sua appendice logotetica - si fosse concesso il forse esecrabile lusso della digressione insignificante.

In questo violino non-euclideo; in questa silhouette; in questa serratura per sempre sigillata all'oscenità del casto e mai però men che dischiusa alla lussuria del castone; in questo scheletro di violoncella biancomuta, uscito dalla mia mano destra come fosse la sinistra e dalla mia sonnolenza diurna come dalla mia unica veglia irreprensibile (silenziosa) - in questo graffito biancastro gettato a colpo di frusta sulla lubrica faccia della tenebra io osai scorgere, se non eleggere, lo Schema di un Destino Qualunque.

Che non fu già il ritorno a Itaca né mai l'andata a Thule; che non è il labirinto della crudele castità teseica né la smorfiosa sinuosità del vezzoso papillon dell'inamidato colletto della bianca camicia del già tardivo dott. August Ferdinand Möbius. E nemmeno è il guizzo libertario di una lettera - della lettera che manca a ogni alfabeto, e che negli stessi anni in cui dovetti intuirne l'epilettica contrazione grafica mi accompagnò nondimeno nella redazione della sua vicenda: denominata El Djablo - nome erroneo perché marchiato a fuoco da quella vampa di cenere fredda, quell'ansa di frustino fossile, quell'uncino di corsaro, quel piede di porco da letterati che così da presso somigliava allo Iota nell'immaginazione di un illetterato, e tanto da lungi tuttora ne scompiglia l'Ordine pur consacrato dalle Morfogenesi.

Questo logo è dunque unanime; analfabeta; per quanto unanimi e analfabete possano essere oggi le Innocenze ancora curiose degli Inferni, e della loro singolare vocazione per le Molteplicità. Molteplice dell'Esperienza sensibile - singolarmente direbbe colui che essendo così poco sensibile all'esperienza la ridusse ben presto al monuplice pretesto dell'interpretazione...( e se fossimo grafici , qui: cartiglio con sbadiglio: fumetto di Snaporaz offerta dalla Saraghina all'intiera posterità del Dio di, ops!, dello Zio di -Tom).

(p.s.: e quanto sarebbe gustoso potersi almeno qui firmare: Jerry!)


2010 © Copyright Roberto Morpurgo